Il monte Tarino, into the Wild (Filettino – FR)

pubblicato in: Lazio, Simbruini | 0

Quello che più sorprende nell’andare sui monti Simbruini è la natura rigogliosa e selvaggia, un territorio caratterizzato dal susseguirsi di altopiani, circondati da immense e fitte faggete ed il naturale congiungimento alla zona degli Ernici, ne fanno una tra le più estese d’Europa. Proprio nel cuore della selva d’alto fusto, si eleva solitario il monte Tarino, seconda vetta in ordine di altezza e tutti i principali sentieri che percorrono le vallate, danno l’impressione di eluderlo, ponendolo marginalmente, ma raggiunta la cima, regala emozioni autentiche, più di quanto non ci si aspetti.

Da Campo Staffi, area sciistica di Filettino ci si butta nella sottostante valle del Ceraso seguendo il tracciato della

sciovia, un tratto di sconnesso con roccioni,

poi in tranquillità siamo già al rifugio Ceraso.

 Si supera il volubro, scendendo ci si imbatte in un tratto con fondo malmesso, che rende solo vantaggi,

poi la strada bianca si addolcisce e diventa un’autostrada fino ad arrivare al bivio con il cippo, uno dei tanti che segnavano il confine tra Stato Pontificio e Regno di Napoli. Si devia per fonte Campitelli, senza arrivarci si cambia nuovamente direzione, una pista che inizia a salire, entrando nel bosco si segue il sentiero con esili segni CAI. La

pendenza si fa decisa, dopo un’inaspettata mangiata di fragoline 

 

 

 

 

 

 

 

 

e lamponi, con un po’ di salutare e tortuoso spingismo si raggiunge la sella sotto il monte Tarinello, entrando nella

dolina erbosa del Pozzo della Neve. Aggirando la radura mantenendosi alti, ci si dirige verso le pendici della

montagna, inerpicandosi verso la balza rocciosa,

poi zigzagando lateralmente si arriva in vetta

e sorpresi si scopre che il Tarino posto in posizione privilegiata, domina e sorveglia l’intera area del Parco,

regalando un’avvincente panorama a 360°.

Appagati dal suggestivo scenario, attende l’adrenalinico e difficile pendio opposto, si intraprende la discesa su sentiero

ghiaioso di dimensioni ridotte, il ritmo viene subito interrotto da un ostico passaggio gradonato, seguito da un secondo,

poi prosegue sempre su filo di cresta molto esposto,

senza amplificarne il contesto, la ruota rotola all’interno di una traccia in forte pendenza e strapiombante ai lati, dove

bisogna rimanere concentrati e lucidi, tenere un angelo custode nello zaino non guasta.

Un passaggio in una strettoia rocciosa da mettere in conto, ancora tratto esposto con pendenza ondulata su fondo irregolare e leggeri dislivelli positivi. Effettuato un affaccio su un punto panoramico, con uno scosceso ingresso si entra nel bosco, si trovano roccette e radici ma perlomeno l’alberatura laterale rassicura. Usciti allo scoperto il single track si

snoda tortuoso su un consistente fondo breccioso, rientrando al fresco serpeggiando si prosegue su un eccezionale flow terroso, sempre con il persistere della pendenza, un rilancio segna l’approssimarsi a Monna della Forcina (1570).

Si continua su mulattiera che si affaccia su Valle Forchitto e scende ripida verso Fiumata, ristringendosi subito,

diventa scassata, con tornantini e roccioni smossi radici e gradoni. Un tratto prativo fa pensare che si volge al termine,

nient’affatto, altri tornanti accattivanti da percorrere e si arriva al bivio per Arena BiancaFilettino. Si tira giù dritti per le sorgenti dell’Aniene, altri tornantini, gradoni, rocce, cunette, curve in appoggio, trialistico e qualche drop, niente foto, fermandosi si perdere il ritmo e quest’ultimo tratto è troppo entusiasmante, tutto da godere e lo si fa tutto d’un fiato.

Poi il guado, dove non si vorrebbe mai arrivare, remi in barca, si scende agevolmente al lato del torrente Rogliuso, risalendo poi a Filettino, dove usufruendo della navetta delle 14:20 che collega a Campo Staffi si fa’ recupero auto.

Sintetizzando: tour che si distingue per la varietà degli ambienti attraversati, mediamente impegnativa la salita fino al Tarinello, impegnativa per il Tarino. Tratto di cresta cicloalpinistico, molto difficoltoso per esposizione e pendenza, su fondo non compatto. Passaggi tecnici e trialistici, lungo la valle Forchitto e Rogliuso dove bisogna serpeggiare su tornanti stretti con zone rocciose.

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