The raw line (monti Lucretili)

pubblicato in: Lazio, monti Lucretili | 0

Flow o natural trail, lavorati o naturali, entrambi possono risultare difficoltosi. Senza nulla togliere alla tendenza del momento di gran lunga orientata verso i flow trails, che arricchiti da salti e segmenti ritmici, richiedono comunque molta abilità, l’interesse è rivolto, più verso i technical trails, più accidentati e imprevedibili. Questa traccia è stata ideata da Carmine Rosone, per percorrere dei sentieri, non addomesticati, pieni di radici, rocce, gradoni e sezioni tecniche, che vanno affrontati con tenacia, altrimenti si rischia di rimanere masticati al primo errore. L’obbiettivo è il monte Morra, una cima modesta dei Lucretili, poco battuta, ma sorprendentemente panoramica. La si raggiunge salendo dal paese di Marcellina o da San Polo dei Cavalieri, ma si è voluto stravolgere il giro iniziandolo da Palombara Sabina, realizzando un singolare tour che unisse la cima del Monte Gennaro o cima Zappi, al monte Morra. 

Si prende il via in modo altrettanto atipico, si sale per la discesa o meglio, sulla strada più diretta, il sentiero 319, il noto trail dei tornanti del Monte Gennaro, in e-bike si aprono nuove frontiere!

 Si sale cercando di economizzare il più possibile, bisogna subito fronteggiare la forte pendenza e di tanto in tanto

 qualche scalino roccioso, sui tornantini, in particolare su qualche svolta più stretta ci scappa qualche impennata.

Sulla parte alta, il fondo si fa più sconnesso e sommato a varie radici da scavalcare, fa aumentare le difficoltà, ma

anche il divertimento. Occorre impegno, equilibrio e bilanciamento dei pesi, la salita non è proprio banale. Finalmente la sella della Torretta, la prima sfida superata.

Proseguendo sotto le pendici del Gennaro, il fondo è ancor più instabile ed in prossimità dell’arrivo della vecchia

bidonvia, la forte pendenza costringe a far spingere. Terminato lo sterrato su sentiero molto tecnico si esce allo scoperto, riuscendo a rimanere in sella ancora per poco.

Si continua a mezza costa, aggirando le pendici del monte Zappi, non c’è un sentiero ben definito, il tratto è molto

roccioso, chi in walk e chi in portage, segue la linea più idonea che porta ad intercettare il sentiero 301, della Scarpellata che dalla cima scende al Pratone.

Inizia finalmente la raw line, il sentiero scende scosceso e tortuoso, con fondo breccioso smosso,

entrati nel bosco il tecnico si riduce relativamente.

Poi nell’intento di arrivare sul Pratone in prossimità della chiesetta di San Donato, si decide di deviare a sx sulla traccia di sentiero, ma alcuni tratti sporchi di vegetazione ed il fondo molto sassoso, obbligano a mettere spesso i piedi a terra (variante sconsigliata, risultava meglio proseguire sul 301 fin dove si interseca con il 301A e risalire).

Raggiunta la verdeggiante prateria, dalla chiesetta si devia percorrendo la valle Cavalera, disseminata di pietre, dove

dapprima occorre una sufficiente velocità alla ricerca del galleggiamento e poi un po’ di dinamismo slaomeggiando per schivare le successive. Cambiando direzione, si abbandona la valle Cavalera e con un breve spinta si intercetta il

sentiero dei Partigiani. Breve flow, per continuare tra magnifiche pietraie, carsiche.

Superando un grosso dosso roccioso, ci si ricollegarsi di nuovo all’antica via di transumanza di valle Cavalera.

Il sentiero molto impegnativo sembra non finire mai, Prato Favale è ancora distante e per raggiungerlo bisogna

districarsi sui continui rock garden.

Raggiunto il piano carsico, trovandolo invaso dai turisti della classica gita fuori porta, si risale veloci uno spassoso single trak fino a raggiungere un tranquillo spiazzo verde per una meritata pausa. Si prosegue verso la Montagna

Spaccata (dalla sella è visibile l’intaglio effettuato per la costruzione della strada che doveva congiungere San Polo dei Cavalieri a Marcellina, ma si arresta nel nulla).

 Dal valico la pendenza obbliga ad effettuare una mezz’oretta di portage, in un ambiente severo.

Lo sforzo è presto ripagato la vetta del monte Morra non è più una chimera e ci si gode un suggestivo panorama che domina a 360.

Continuano le danze, si parte per la terza discesa lungo il sentiero 302.  Superato un primo passaggio tecnico su un grosso gradone, si è obbligati a galleggiare su un tratto di rocce fisse che fa sudare freddo,

seguito da tornantini su pendenza consistente con roccia fissa e smossa,

un tratto a mezza costa in contropendenza roccioso, da fare con cautela,

conduce ad un intricato passaggio.

A seguire il trail diventa più malleabile a meno di non andare alla ricerca di funamboli passaggi.

Arrivati a Prato Favale, la quintana prosegue sul sentiero 302. Il trail scende diretto a Marcellina, su fondo

disseminato di pietre smosse, di tanto in tanto si incontrano bei gradoni,

barlumi di miglioramento nemmeno a pensarlo, dopo vari rok garden,

si mollando i freni, si è in dirittura d’arrivo. Prima di rientrare una sosta a Marcellina per una buona birra è d’obbligo. L’unico flow o levigatezza lo si incontra sullo sterrato, rientrando al punto di partenza, che per altro richiede

ancora sufficienti energie per via di tratti di salita.

Sintetizzando: giornata da incorniciare, per un’overdose di raw, un supernatural trail senza compromessi, che si snoda tra increspature rocciose, molto stancante, non da tregua nè in salita nè in discesa. Da non perdere da parte di raiders intrepidi, esperti tecnicamente sui sentieri impegnativi.

 

 

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