Il monte Amaro per Valle Taranta e direttissima di Macchia Taranta

Ultimo weekend di apertura degli impianti di Campo di Giove (1160 m), se ne approfitta per salire agevolmente a Guado di Coccia (1675 m), destinazione di nuovo il monte Amaro, il tetto della Majella, per un altro straordinario percorso. Arrivando ed osservando dalla conca di Sulmona o Conca Peligna, il maestoso bastione naturale, con la sua forma ellittica, si mostra apparentemente docile, in realtà la sua groppa, solcata da profondi e selvaggi valloni, con dislivelli notevoli, ricca di tavolati con paesaggi lunari, aspre e vaste pietraie, cela grosse difficoltà ed è tutt’altro che una domestica montagna. Dopo Il tour ” il monte amaro per Valle Cannella e vallone di Santo Spirito “, si è rimasti ammaliati dal suo fascino, tanto che risulta difficile rinunciare al suo forte richiamo. Sarà per via della conformazione, per l’aspetto imponente, per i panorami impregnati di spiritualità, è difficile da spiegare, lo charme della Majella, può essere capito solo se vissuto.

Agganciate le e-bike sulla seggiovia di Campo di Giove, si sale alla volta di Guado di Coccia, dove si affronta il dislivello più gravoso, il ripido pendio sotto gli skilift dismessi, dirimpetto al monte Porrara, a tratti pedalato che richiede energico sforzo. Superata una strettoia si prosegue verso la Tavola Rotonda, si entra nel vivo, il sentiero si mostracon la sua peculiare natura, qualcuno si allontana dalla traccia per godere dell’eccezionale colpo d’occhio sulla Valle Peligna e sul monte Morrone. L’adrenalina accresce e si prosegue verso la Valle di Femmina Morta, risalendo amezzacosta il pendio sotto il monte Macellaro, la Majella fa capolino tra le nuvole, si inizia ad immergersi in un surreale

paesaggio desertico, fatto di insolite conformazioni rocciose. Raggiunta Grotta Canosa, si potrebbe già virare per valleTaranta, ma la voglia di arrivare sull’Amaro è troppo forte. Inerpicandosi si supera la grotta e con qualche tratto a spintain breve si è sul tetto della Maiella. La spettacolare panoramica, stupisce ancora una volta, il consueto forte vento ci fariparare all’interno del bivacco, per un fugace ristoro. Ci si appresta ad intraprendere la seconda parte del giro, quella più esaltante, la godereccia discesa, lo spettacolo che si para davanti è un ambiente aspro, vasto ed imponente, carico di suggestione, caratterizzato dalla presenza costante di roccia e detriti di diverso tipo. Su pendenze non proibitive, si scende tra speroni rocciosi, verso Grotta Canosa, dove si affronta il tratto particolarmente smosso escosceso (in precedenza salito a spinta), il “Grezzo” non contento passa al di sopra della grotta. Continuando sul vasto altopiano semi pianeggiante, tra aride pietraie, non trovando un sentiero evidente, si interpreta la linea a piacimento,  andando alla ricerca di qualche particolare passaggio.

A mezza costa si percorre il sentiero botanico, avvicinandosi a valle Taranta, poi scendendo in forte pendenza su roccia smossa si entra nella spettacolare vallata, indescrivibile, le foto valgono più delle parole. Proseguendo il sentiero è abbondantemente disseminato di rocce, mai troppo impegnativo, il paesaggio è superbo, per un attimo si ha la sensazione di essere nella Monument Valley, suggestionati ci lasciamo alle spalle il monolito dell’Altare dello Stincone. La valle inizia a ristringersi e si arriva su un critico passaggio, dove bisogna superare un

doppio salto roccioso, facilitati da una corda, ci si passa le bici. Si riprende a scendere facendo sosta per una bevuta sul caratteristico fontanile a pompa. Subito dopo, si devia per Macchia Taranta, bisogna risalire un sentierino a tratti esposto, con pendenza accentuata, superato un intaglio roccioso affacciandosi la panoramica cambia. Su

sentiero ci si lancia verso il rifugio di Taranta, o rifugio del Pastore, quota 1703, dove si prosegue per la Direttissima. Tra verdi pascoli si prosegue in freeride, fino ad intercettare un comune sentiero, quasi barboso, per la scarsa difficoltà.

Poi man mano, a svolte il trail entra nel bosco si fa roccioso e divertente, percorso un bel tratto guidato lento,  accrescono le difficoltà, diventa tortuoso, con roccia smossa, un particolare strato incoerente, composto da piastre di

 varie dimensioni, che al passaggio propagano un particolare effetto acustico. Il trail dà del filo da torcere e come se non bastasse lo strato roccioso si amplifica a dismisura, tanto che non si nega che per lo sfinimento, si implora di far arrivare quanto prima la fine.

Superato il momento di stanchezza ci si ritrova strada statale 84 Frentana, che ci accompagna a Lama dei Peligni.

Sintetizzando: il monte Amaro è una cima ambitissima, il tour risulta impegnativo sia dal punto di vista fisico che tecnico, un giro da non perdere per gli impavidi attratti dagli ambienti di alta montagna. Raggiungere i 2793 metri di quota della cima, lontano dalla calca è sempre qualcosa di superlativo, percorrere poi il single track che scende verso la valle Taranta e quello della Direttissima su Macchia Taranta, regala forti emozioni e tanto divertimento. L’obbiettivo per questa giornata era “to ride and have fun” e ci si è riusciti!

Va rammentato che sulla Majella si possono verificare repentini cambi di tempo ed è spesso spazzata da forti venti.

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