Monte Romano, Tre Pozzi, Poiana e Ciana – fuga dall’inverno

pubblicato in: Lazio, terracina | 0

Le condizioni atmosferiche che segnano questo inizio d’anno, non stanno agevolano la programmazione di epici tour montani, per cui l’antidoto perfetto sarebbe quello di spostarsi verso destinazioni esotiche con clima temperato. Tuttavia non è servito nessun trasferimento, è stato sufficiente recarsi sul vicino monte Romano, altura con appena 863 metri, spartiacque tra Sonnino e Terracina, che offre enormi potenzialità  agli amanti dell’ AllMountain e dell’enduro in MTB.

In questa zona gli impervi e rocciosi sentieri CAI possono essere percorsi anche dalle Mountain Bike grazie al lavoro di manutenzione del gruppo  Terracina Network Trails: il loro impegno è importante per permettere la percorrenza anche alle mtb e, come tutti i bikers sanno, questo costante adattamento e pulizia dei sentieri è difficile e va fatto con discrezione e rispetto per il territorio circostante. Sentieri come i 3 Pozzi e la Poiana sono stati recuperati anche grazie al lavoro di volontari che organizzano weekend ecologici per la pulizia dei sentieri.

Per arrivare al monte Romano si può iniziare la salita sia dal versante di Sonnino che da Terracina. Noi abbiamo testato entrambe le soluzioni: per chi ama pedalare il lato per via di campo soriano partendo da Capo Croce è la soluzione migliore, altrimenti partendo da Terracina si può fare un taglio un portage per arrivare a Case Murate. In entrambi casi, poi, ci sarà un faticoso portage per arrivare alla cima del Monte Romano.

Dal supermercato Todis di Terracina si bituma superando la conca carsica di Campo Soriano. Raggiunta la frazione di Cascano , si entra su sterrato e alla fine di questo su mulattiera scoscesa e smossa si spinge a raggiungere la frazione  di Case Murate e in asfalto la frazione di monte Romano, sotto le pendici dell’omonimo monte. Deviando su sterrato, si giunge a ridosso di un cippo, che marcava il confine tra Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilie, ora indica l’iniziodello spingismo di 150 m che separa dalla cresta. La salita è abbastanza impervia, con sezioni rocciose, ciottolose e gradini. Dovendo ridiscendere sullo stesso sentiero è bene memorizzare i passaggi più critici. Senza demordere, raggiunta la cima, lo sforzo è mitigato, dal notevole colpo d’occhio, che stagliandosi sulla piana di Fondi è pressoché incomparabile.E’ ora di preoccuparsi, si deve scendere su un tripudio di rocce. L’inizio su fondo lievemente terroso allenta la tensione, libera la mente da strani pensieri, occorre concentrazione, guida attiva e decisa. Su labili tracce di sentiero si fa fronte

alla coltre di rocce smosse, appuntite taglienti, affusolate, un breve tratto con passaggi da pelle d’oca, dove si inventa la linea, cercando di rimanere in sella. Anche sul tratto semipianeggiante ci vuole una bella spinta. Si superano insolitilastroni di roccia e gradoni, ritrovandosi in prossimità del cippo di confine. Si vira a sx su fondo sgarrupato, poi si risale una gobba rocciosa e più avanti si segue scrupolosamente la segnaletica CAI, per evitare di perdere la traccia.Si continua tra lievi asperità il fondo  rimane scorrevole per poco, poi prende vitalità con smosso, roccia fissa e spettacolari formazioni rocciose. Si amplifica con ostacoli rocciosi e la pendenza si accentua, superando un primo rock garden, ed un successivo purecon gradoni, il plus del naturale!. Si arriva alla sezione di ravvicinati tornanti con fondo roccioso, che in nose press ciconducono su via Calanche*, continuando dritti. Il primo taglio segue tra passaggi gradonati, dalle forme bizzarre, ilsecondo con un rilancio tecnico termina a Campo Soriano (*su via Calanche a poca distanza vi è la variante denominata “Venghi Dottò”, un breve ed estremo trail, che catapulta proprio dietro la “Cattedrale di Campo Soriano” Incuriositi si è andati ad effettuarlo o meglio a vedere, poiché i vari passaggi da superare sono davvero proibitivi). Dalla piana breve risalita e ci si dirigersi sul trail dei Tre Pozzi. Con una sassaiola iniziale, tra rocce con gradoni superato unripido rock garden, si prosegue su tratto pianeggiante roccioso. Ancora tra rocce fisse e gradoni che non mollano, sigiunge su tornanti rocciosi e gradoni rilevanti. A seguire il sentiero diventa meno impegnativo. Toccata la strada asfaltata si torna a bitumare. Tra tornanti e secche rampe si riguadagna quota fino alla fonte di Santo Stefano, dove poco avanti imbocchiamo l’ingresso della Poiana. Con una leggera salita e vari rilanci tecnici su fondo roccioso, fa lapresentazione. Si inizia a scendere su fondo smosso, rocce fisse, gradini e sassi da schivare, segue una sezione esposta semi pianeggiante con fondo smosso.Tornando a scendere, si fa sul serio, su pendenza costante, lo stretto sentiero tra rocce gradoni e smosso si fa moltoimpegnativo poi picchiando termina su uno sterrato. Un ultimo sforzo, si va a risalire per collegarci alla Ciana. Il trail è paragonabile ad un bike park al naturale, tra flow, curve spondate, roccia, dossi e compressioni si mollano i freniandando ad impegnare gli ultimi gradoni finali.

 

Sintetizzando: un itinerario perfetto, per bikers che hanno voglia di cimentarsi sui sentieri naturali, dove la pietra padroneggia mettendo a dura prova.  Sui trail si incontrano molti passaggi tecnici, costituiti da gradoni, notevoli rock garden, fondo inconsistente, tratti esposti, tornanti stretti, pendenze rilevanti e abbondanti rilanci tecnici. Sono necessarie tecniche trialistiche, buona precisione, controllo del mezzo e continua concentrazione.

 

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