Monte Nuria, un flow trail infinito – Antrodoco (RI)

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Il monte Nuria con i suoi 1.888 m s.l.m, non manca di sorprendere, per l’ambiente vario, accerchiato da ampi altopiani, con la sua vista mozzafiato, cela scorci di notevole bellezza, un luogo che sprigiona senso di isolamento. Quindi non resta che scalarlo o guardarlo da lontano.

Scelta la prima ipotesi, eccoci in quel di Antrodoco, dove ci attende Enrico della  ASD MTB Monte Giano (Antrodoco), attraversate le vie del centro storico, con il Local a farci da guida, ci si inizia ad inerpicare su un percorso che ridurrà di molto il tratto in asfalto, ma con uno scotto da pagare per via delle pendenze proibitive. Si affronta unaprima bella pettata sotto i pregiati marroneti di Antrodoco, poi andando avanti si raggiunge il piccolo borgo di Rocca diFondi. Superata la frazione, proseguendo su sterrata con salita più regolare si entra sul Piano di Piscignola, uno deivari della zona, dove poco distante sorgono i ruderi dell’omonimo castello. Siamo sotto le falde del monte Nuria, con la pendenza che accresce, attraverso la fitta faggeta, si raggiunge il terrazzamento dove è posto il rifugio Romolo De Angelis o rifugio Antrodoco.Continuando a svolte, la forestale sale inesorabile, poi di botto termina, inizia un tratto diduro spingismo, una sorta di direttissima! Usciti dal bosco, si seguita a spingere sull’ampio e ripido pendio erboso,racimolando tratti in sella. Conquistato il crinale, si torna a pedalare e su un fondo pietroso che si inpenna verso la fine si giunge in vetta.

N’è valsa la pena, una meritata scorpacciata di panorami, viene voglia di sdraiarsi, ma ci si prepara per la discesa, la prima parte sui prati sommitali è più impegnativa per la forte pendenza. Si può subito scendere sotto la vetta, stile freeride su traccia non meglio definita, oppure allungare per il crinale. Ci si divide, scegliendo la linea sul pendio più

ricco di rocce, alla ricerca di qualche passaggio, poi tagliando la dorsale a margine del bosco ci si ricongiunge, ha inizio l’avventura flow e giù in picchiata, il trail su classico sottofondo terroso di faggeta, a tratti molto scosceso, si snoda veloce e tortuoso, eccoci di nuovo al rifugio, è stato un tiro di schioppo! Riprendendo a scendere su fondo con ghiaino,si alternando ampi tornanti curve di vario tipo e ripidelli, una grossa roccia disposta al centro del sentiero attende di essere droppata. Attraversata una sterrata, si percorre un insolito falsopiano prativo, caratterizzato da una miriade di

 dossi e compressioni, sembra di trovarsi su un circuito di pump track, non resta che pompare sulle gobbe generando velocità e divertimento. Un breve rilancio seguito da sterrato, si arriva su una sezione con fondo smosso al puntogiusto, ancora ghiaino e un tratto con roccette sempre scorrevole e mai difficile. Persa quota, si è di nuovo sotto i marroneti, sulla sezione chiamata dai local “San Francesco”. Il trail serpeggia veloce, tra curve paraboliche dove è possibile forzare la mano, tra curve e controcurve  con raggio minore, tutto su spettacolari

sponde “naturali. La peculiarità del tratto è data da alcune chicken line, le così dette “traiettorie alternative”, normalmente usate per rischiare di meno, ma nel nostro caso sortiscono l’effetto contrario, avvistate in tempo danno la possibilità di transitare su un ripidone da infarto, fare dei salti e riuscire a chiudere qualche curva in nose press. Purtroppo, come dice il detto, tutte le cose belle finiscono sempre troppo presto, ci si ritrova a Borgo Velino!

Sintetizzando: fatta eccezione del primo tratto molto scosceso, sui prati sommitali, entrati nel bosco 8 km con 1400D- di avvincente flow, tutto naturale, con pendenze variabili, una spassosa combinazione di curve, dà ampie ai tornantini e in appoggio sulla parte finale, unica interruzione è un guard rail da scavalcare, un flow melodico da godersi fino alla fine, l’imperativo è cercare di toccare il meno possibile i freni!

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